Castelnuovo ora è come Napoli, grazie tante Comuni morosi

29 Mar

Stavolta, per una volta dopo tanto tempo, voglio parlare di politica ed economia. Prendendo spunto dalle foto scattate da Simone Pierotti in giro per Castelnuovo, ho avuto l’ennesima conferma che, di fatto, quello che è toccato alla Se.Ver.A. ieri è toccato, oggi tocca, e domani toccherà ad altri soggetti economici legati ai Comuni da rapporti di fornitura. Il problema è noto, drammaticamente noto. L’azienda che gestisce il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani in 14 Comuni della Garfagnana (tutti tranne Vagli Sotto Vergemoli) ha sospeso le sue attività per mancanza di fondi. I dipendenti sono da tre mesi senza stipendi, e mancano i soldi anche per acquistare il carburante. Il risultato? Lo vedete nelle foto qui sotto: Castelnuovo come Napoli. Un’altra azienda vittima dei ritardi dei pagamenti da parte degli Enti Locali. In questo caso, quello di Se.Ver.A., i disagi sono visibili perchè si tratta di un’oscenità indegna della civile (anche troppo, vista la situazione) Garfagnana. E tre giorni senza spazzatura fanno capire quali siano le reali condizioni dei 55 dipendenti della società. I Comuni di Gallicano e Castelnuovo, essendo quelli più popolati e influenti, stanno faticando a rispettare i tempi di rientro del debito con Se.Ver.A. Ma anche gli altri, pur tra tanti distinguo, non sono da meno. Però, se la situazione di Se.Ver.A. sta creando contraccolpi che sono sotto gli occhi di tutti, meno visibili ma altrettanto letali sono le batoste da tante piccole e medie aziende legate da rapporti di fornitura con le amministrazioni locali DI TUTTA ITALIA, DA BOLZANO A TRAPANI (lo metto in neretto e caratteri cubitali per far capire a chi legge, se tra questi ci sono degli amministratori, che non è un fenomeno garfagnino, mediavallino, provinciale o regionale). Batoste concretizzatesi in pagamenti “a babbo morto” che hanno sconquassato il regolare equilibrio di cassa, creando pericolosi effetti a catena. Nel migliore dei casi, raro a dire il vero, le banche sono andate incontro a queste aziende, concedendo loro ulteriori fidi o prestiti più o meno onerosi, fidandosi della garanzia di una fattura intestata al “tal” Comune o amministrazione pubblica. Certo, suona come una beffa pagare per anni interessi per il solo fatto di non poter disporre di somme dovute e che avrebbero dovuto essere incassate molto tempo prima. Si tratta di uscite che avrebbero potuto tradursi in investimenti, o quanto meno per coprire costi sempre crescenti e comunque legati alla cosiddetta gestione tipica. Insomma, un indebitamento inutile. Ma con la prospettiva di rialzarsi, o non cadere. Peggio invece è andata a tante piccole e medie entità economiche che, non avendo più Santi in paradiso, per colpa di quei mancati introiti hanno dovuto chiudere battente, mettendo in bocca ad affamati creditori interi patrimoni resi infruttuosi dalla penuria di liquidi, e mandando sul lastrico decine di famiglie. Ma lor signori amministratori sono lì, come se il fatto di essere dei soggetti pubblici (quindi dei cittadini) sia il lasciapassare per non avere scadenze e obblighi morali (oltre che giuridici) nei confronti di nessuno, specie per le forniture assegnate senza ricorrere alle gare d’appalto. Con quel subdolo ricatto di rivolgersi un domani a qualcun altro, ricatto mai espressamente formulato (e ci mancherebbe…) ma fatto intendere a fari spenti. E così, molte imprese decidono loro malgrado di restare creditori ad aeternum. Finchè possono, fino a quando non ne possono più di sentirsi rispondere da dipendenti avviliti le solite litanie: “Il Governo ha tagliato”, “C’è il Patto di Stabilità”, “Aspettiamo la variazione di bilancio”, “Appena sbloccano i contributi”, “Abbiamo avuto spese impreviste”, “Devono arrivare fondi dall’Unione Europea”, e via con altre amenità. Altrimenti, come detto, non resta che mettersi sulle spalle la non gratificante nomea di falliti. Ora teniamoci la mundezza (detta nel mio dialetto natìo) o il sudicio (nel mio dialetto adottivo), e non fiatiamo. Tanto qualcos’altro, ce l’hanno gettato e lo getteranno ancora. E per far finire queste palate di sterco, non basta certo la Corte dei Conti…

Nicola Bellanova

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Una Risposta to “Castelnuovo ora è come Napoli, grazie tante Comuni morosi”

  1. Giacomo 29 marzo 2012 a 18:28 #

    Noto con piacere che la colpa è sempre del pubblico… guardate quanta raccolta differenziata!!! Complimenti Castelnovesi!

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