Simone Togneri, uno scrittore che lancia la sfida al “sistema”

19 Gen

Simone Togneri è un autore di casa nostra. Vive in mezzo alle montagne di Barga, al limitare di un bosco ai piedi dell’appennino, insieme a otto gatti. E’ qui che scrive le sue storie, soprattutto di notte, quando il bosco è silenzioso e l’unica voce è quella della Corsonna che scorre sul fondo della vallata. Ha pubblicato il thriller “Dio del Sagittario” (2006) e il noir “Cose da non dire” (2007), oltre ad aver scritto racconti per svariate antologie. Lo abbiamo incontrato con l’occasione del suo terzo romanzo, prologo a Dio del Sagittario, dal titolo “Posti per piangere”, pubblicato gratuitamente sul sito http://simonetogneri.wordpress.com.

Innanzitutto una domanda: perché l’idea di pubblicare il romanzo on line e, soprattutto, gratis?
Più che di idea io parlerei di necessità. Siamo in un periodo duro per tutti, e il mondo dell’editoria non fa eccezione. Per cui è inutile nascondersi dietro una maschera: pubblicare non è facile. Ammesso che uno scriva cose pubblicabili. I soldi da investire diminuiscono e i tempi di attesa aumentano. Ho trovato molte difficoltà a far accogliere i miei nuovi progetti e alla fine mi sono deciso. E’ stata una scelta difficile su cui ho riflettuto a lungo, ma alla fine mi sono detto: meglio on line gratis, che chiuso in un cassetto.

E come sta andando?
Nei primi dieci giorni ho abbondantemente superato le 500 visite. Io sono contento.

Perché non uscire in e-book?
L’Italia è sempre un passo indietro e io, da buon italiano, viaggio con i suoi stessi tempi. Non credo molto nell’editoria on line. Si vocifera che in Italia si legga poco. Io non so dire se questo sia un dato reale o una facile giustificazione a certe vendite scarse, di certo se fosse vero che gli italiani leggono poco su carta, figuriamoci a monitor, che è più faticoso.

Non è la stessa cosa pubblicare su un blog?
C’è lo stesso rischio di non essere letti, questo sì. Ma non ha pagato nessuno. Né chi scrive, né chi legge.

Autoproduzione, quindi?
C’ho pensato, ma non è fattibile. Troppe copie da stampare per mantenere un prezzo basso e poca possibilità di venderle. Già si fatica a convincere le librerie a mettere negli scaffali un libro pubblicato regolarmente; farlo con un’autoproduzione è come lottare contro i mulini a vento.

L’editoria a pagamento è fenomeno tipicamente italiano. Una specie di anomalia che, di fatto, almeno nella fase di lancio di un libro o più in generale di una “carriera” da scrittore, rischia di mettere tutti sullo stesso livello. Che ne pensi?
Con me sfondi una porta aperta: pagare per pubblicare e definirsi scrittore, è come pagare una prostituta e definirsi latin lover. Pagando si nega il valore dell’opera a prescindere dal suo valore effettivo. La stima e il rispetto dei lettori non si compra.

Veniamo al romanzo. “Posti per piangere”: perché questo titolo?
Ho immaginato che i “Posti per piangere” siano i luoghi dove ci rifugiamo quando le cose non funzionano. Non importa che siano luoghi reali o immaginari, ciò che conta è che ci portino lontano dal nostro male. Il romanzo parla della scomparsa di una ragazzina di 14 anni che vive a Firenze, Chiara, che ha identificato il suo posto per piangere nella panchina di un parco pubblico. E’ lì che va a rifugiarsi quando è triste o ha qualche problema. Ed è lì che tutti pensano di trovarla quando scompare nel nulla. Purtroppo le cose non sono mai quello che sembrano, e il male non è mai tanto male quanto lo si immagina: spesso lo è molto di più.

C’è qualche riferimento alla cronaca reale?
Anche non volendo, qualche riferimento c’è. Ho scritto la storia in tempi non sospetti, prima che accadessero gli eventi di Avetrana o di Brembate, e proprio per questo ho vissuto le vicende di Sarah e Yara con particolare apprensione. Purtroppo quando si parla di giallo o di noir si tirano in ballo eventi criminosi che, prima o poi, si verificano quasi uguali. La cronaca spesso è la fonte di ispirazione primaria, anche se il più delle volte la realtà supera la fantasia più perversa.

Abbiamo detto che “Posti per piangere” è il prologo a “Dio del Sagittario”. Ritroviamo quindi gli stessi personaggi e la stessa ambientazione?
Sì, ritroviamo sia Simòn Renoir che il commissario Franco Mezzanotte qualche anno prima delle vicende narrate in “Dio del Sagittario”. Simòn è uno studente all’Accademia di Belle Arti, ancora più impulsivo nei suoi 24 anni, e Mezzanotte è ancora più energico nel trattare i delinquenti. E poi c’è Firenze, sempre uguale, sfondo cinico e spietato in cui perfino la sua bellezza fatica a trovare la giusta dimensione. Figuriamoci l’amore.

Perché si parla anche d’amore, giusto?
Amore negato, forse, o comunque sofferto. Come accade nella realtà. E comunque amore non per forza inteso come relazione sentimentale, ma anche come affetto familiare, o come amicizia. Se c’è una certa Nina che confonde le idee a Simòn, c’è anche il fratello di Simòn, Auguste, che ha intrapreso una brutta strada in Francia. E poi c’è l’ansia per le sorti di un collega, ferito gravemente in una sparatoria, e la profonda amicizia che lega Simòn al suo capo, il commissario Franco Mezzanotte. Alla fine sono sfumature diverse di uno stesso sentimento.

E il finale? Vogliamo parlarne?
E’ top secret. Diciamo solo che presto fede al concetto di “lieto fine non a tutti i costi”.

Quindi, in conclusione, come facciamo a leggere il tuo nuovo romanzo?
Dal 6 di gennaio, per otto settimane, ogni venerdì pubblicherò una parte sul mio blog, aperto appositamente per l’occasione. L’indirizzo è http://simonetogneri.wordpress.com/

Allora in bocca al lupo.
Grazie. E, come dico sempre, dalle mie parti è una possibilità.

Nicola Bellanova

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