Il degrado regna ormai sovrano ai piedi della Croce di Brancoli

13 Gen

La croce di Brancoli non è in buono stato ed andrebbe restaurata, come la zona antistante. La segnalazione non è nuova e viene riproposta a distanza di mesi da quando alcuni cittadini che vi si sono recati in gita di piacere hanno denunciato lo stato di abbandono e di degrado di uno dei luoghi sacri e panoramici più suggestivi della nostra città (da lì si vede la Piana di Lucca, la “bassa” Valle del Serchio e alcune frazioni di Borgo a Mozzano e Bagni di Lucca. La bianca croce, l’altare sottostante e i pilastri che la reggono perdono il proprio colore originale e ogni giorno vi si staccano pezzi di pietra. Non manca poi qualche scritta lasciata vandalica e diversi resti di feste e falò (pietre ammucchiate che nascondono il carbone, scarti alimentari, rifiuti e pezzi di legno). Illeggibili alcune frasi del Vangelo incise e le targhe che immortalano i momenti solenni vissuti su questa cima. La strada che dalla brancoleria porta alla Croce è costeggiata da piccole croci artistiche recentemente restaurate dal comune: analoga manutenzione sarebbe necessaria anche per la croce principale, che ha un valore storico e artistico per l’intera città.

La Croce di Brancoli

Un po’ di storia sulla Croce.

Nel 1594 il comune di S. Ginese (ora sezione di Gignano), murò la “Torre dei segnali”, sull’area dove ora sorge la monumentale Croce di Brancoli, per conto della Torre di Palazzo di Lucca, quando era gonfaloniere tale Ferrante Sbarra. La torre aveva un raggio interno di quasi due metri con muratore molto spessa (quasi un metro) e si trovava a 600 metri dal livello del letto del Serchio e distante 11 Km dalle mura di Lucca. Essa era munita di strumenti ottici per comunicare con la Torre di Palazzo e con le altre torri dello stato lucchese (del Bargiglio, di Vecoli, di Nozzano, e di Porcari). All’interno trovavano posto una cisterna per l’acqua ed alcuni pezzi d’arma bianca e da fuoco, doveva essere guardata da due sentinelle: una per il servizio di giorno e l’altra per quello di notte. Era assolutamente vietato accendere fuochi a meno di cento passi di distanza dalla Torre.
Posta sul crinale più elevato dei monti brancolini, aveva lo sguardo su tutta la pianura lucchese, sulle Alpi Apuane, sulla media valle del Serchio, sull’Appennino, e sul Mar Tirreno fino alle isole della Capraia e della Gorgona. Questa Torre era necessaria per chiamare la milizia rurale al soccorso della città (col fuoco di notte, con segnalazioni di fumo durante il giorno). Il segnale metteva in movimento tutte le bande armate della campagna, formate da 20mila uomini divisi in reggimenti. Custodita fino al XVIII secolo, venne poi lasciata in abbandono. Devastata da fulmini e dalle intemperie, i ruderi rimasti furono demoliti nel 1900, quando sulle sue fondamenta fu posta la prima pietra della Croce. Infatti verso la fine del 1800 venne lanciata l’idea di consacrare, a Cristo Redentore, le vette preminenti delle singole diocesi d’Italia, in ricordo del sacrificio del Golgota: in alto, in mezzo al silenzio più profondo e alla solitudine più grande; la Chiesa di Lucca e i fedeli, risposero a questo invito. Fu Papa Leone XIII a dettare l’epigrafe ad Attilio Burlamacchi per l’erigendo monumento: “Christus Deus – E Cruce Regnet Per Secula – Salutus Pacisque Auctor”. Questa epigrafe fu trascritta su pergamena e il 23 settembre 1901, fasciata nel bronzo, murata tra monete e posta sotto la prima pietra, con la benedizione di monsignor Giovanni Volpi,allora Vescovo Ausiliare a Lucca. Il 13 ottobre 1900 ci fu l’inaugurazione. Alla cerimonia ci furono 31 spari di cannoni, squilli di fanfare, colombi in volo e tutte le chiese di Brancoli suonarono le campane. La Croce, costruita in pietra, aveva una altezza totale di 18,30 metri e su una delle pietre del basamento fu inciso: Proteggi / o Gesù Redentore / il Popolo Lucchese / che memore dei benefici passati / fidente per l’avvenire / ai principi del secolo XX / ti consacrò questo monumento. Meta di gite e pellegrinaggi, in seguito a partire da Gignano, furono costruite in ferro ed in pietra le stazioni della Via Crucis. Alla fine di luglio 1944, la Croce venne distrutta dai tedeschi per ragioni puramente militari: essi pensavano che quel bianco tra le verdi colline potesse rappresentare un punto di riferimento militare per l’esercito alleato. Essa venne minata e distrutta nonostante le preghiere, gli scongiuri e le “captatio benevolentio degli abitanti della brancolerai; nei suoi pressi vennero costruiti una trincea ed un osservatorio bellico. Finita la guerra, forte era il desiderio di erigere nuovamente la croce. I lavori iniziarono il 29 aprile 1958 e finirono il 29 agosto dello stesso anno. Questa volta la Croce ebbe una struttura in cemento armato ed una altezza di 18,40 metri. Questu’ultima Croce è rivolta da nord a sud, mentre la precedente era da est ad ovest proprio come sono orientate le chiese. Riutilizzando anche le pietre della vecchia Croce e la mensa dell’altare della chiesa distrutta di S. Bartolomeo in Cotrozzo, alcuni abitanti della Pieve costruiranno all’interno del basamento vuoto un altare massiccio. Sarà il caso che le istituzioni si accordino per rimettere in buono stato la croce e la zona antistante? I costi non sono eccessivi.

Michele Citarella

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