Il Comune offre ben 33 alloggi, soltanto in 5 fanno domanda

10 Gen

Ci si lamenta che i costi degli affitti delle case sono alti, e che con questa crisi, per tanti giovani costruirsi un nido d’amore è una chimera. Di mutui per l’acquisto, poi, peggio che andar di notte. E a Lucca sapete che succede? Che il Comune capoluogo insieme ad Erp (l’azienda che gestisce l’edilizia residenziale e popolare in città) ha destinato 33 nuovi appartamenti a giovani coppie che si sono sposate recentemente o che si sposeranno a breve, il bando scade il 31 gennaio, ma le domande arrivate si contano sulle dita di una sola mano. Il vicesindaco Angelo Monticelli, con delega alle politiche sociali esprime forte preoccupazione per questa situazione: “L’amministrazione, in questo mandato, si è impegnata a realizzare una speciale tipologia di appartamenti – sottolinea – da destinare proprie alle nuove famiglie che, sempre più spesso, hanno difficoltà a reperire un’abitazione sul mercato. Alla luce della crisi economica in atto, che incide pesantemente sulla situazione abitativa delle famiglie e delle nuove generazioni, in linea con le nuove politiche sociali della casa messe in atto dalla Regione a favore dell’autonomia abitativa dei giovani, abbiamo realizzato questa particolare opportunità, che permette di avere una casa in affitto a poco prezzo. Le poche domande arrivate mi spinge a pensare che, troppi giovani, di fatto sono talmente sfiduciati che pensano di arrendersi ancora prima di tentare. A

Angelo Monticelli

questi giovani che hanno appena creato una famiglia o stanno per farlo l’amministrazione comunale vuole dare un incoraggiamento e un aiuto concreto, che permetterà loro di ottenere un’abitazione a prezzo calmierato. Spesso, infatti, il problema sta anche nel fatto che alcune giovani famiglie, per assurdo, hanno un reddito troppo alto per rientrare nelle case popolari ma non abbastanza per reperire abitazioni in affitto sul mercato”. Mi permetto di dissentire dall’assessore Monticelli, persona preparata e sensibile verso questi temi, come più volte ho avuto modo di appurare conoscendolo personalmente. Il problema, che ho espresso più volte privatamente con amici, è che i giovani di oggi (e mi ci metto anche io, seppur sulla soglia degli anta) identificano questi immobili come “popolani” anziche popolari, quasi fossero abitazioni da scartare o, in questo caso, da non prendere nemmeno se le regalassero. E’ il gioco su vasta scala che si sta verificando in tutto il Paese, anche se si sta registrando un’inversione di tendenza: piuttosto che far la figura del morto di fame, tanta gente crea una spirale di debiti senza fine. Piuttosto che rinunciare agli status symbol e adottare atteggiamenti spartani anche nelle spese, si arriva ad immolarsi per quel che non si è, ma si vorrebbe essere. Fino al punto in cui, le banche e le finanziarie (senza dimenticare Equitalia) chiederanno il conto. Sempre salato. E così, quell’effimera proprietà svanisce nel nulla. Poi, forse, nel caso specifico come in altri simili, c’è un difetto di comunicazione, senza contare la diffidenza dei giovani verso la politica. Insomma, speriamo che gli altri 28 appartamenti non assegnati, siano dati quanto prima. Se non fosse, però, non attacchiamo con la solita tiritera: “Anvedi, danno sempre le case agli immigrati”…

Nicola Bellanova

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