La crisi economica si misura… col numero degli sms d’auguri

31 Dic

Crollo dei consumi? Spread ancora a livelli di guardia? Aziende che chiudono battente? La morsa di un Governo mai così fiscale in sessantacinque anni di Repubblica? Nossignori. Il vero termometro per misurare la crisi economica che sta stringendo in una morsa milioni di famiglie italiane è, senza ombra di dubbio… il nostro caro e amato cellulare. Già, perchè Natale è passato, il nuovo anno è alle porte, eppure, a differenza del passato, sul mio telefonino non ho visto (e non vedrò, mi sa) quel bombardamento di sms in rima o comunque articolati che si verificava qualche tempo fa. Messaggi che giungevano da ogni parte d’Italia, da gente cui avevo solo nome e numero in rubrica ma con la quale non ho mai avuto a che fare, oppure semplici scambi di opinioni in serie ed incentrati sulle feste. No, quest’anno nulla di tutto questo. E a dire il vero, anche io, inconsciamente, ho seguito questa tendenza. Ormai si centellina tutto, indipendentemente  dal fatto che si abbia una ricaricabile o un abbonamento. Si risparmia anche sugli auguri, simbolo di un giorno di festa. Che tristezza, ma è il mondo che ora gira così. Però, voglio essere ottimista, e giustificare questo crollo (che, poi guardando bene, potrebbe anche essere una benedizione)  con delle ragioni di ordine economico, tecnologico e sociologico. Le prime riguardano il fatto che, anche le compagnie telefoniche, adeguandosi al momento attuale, hanno cambiato l’impostazione delle loro offerte commerciali. Senza voler far nomi di gestori nazionali e stranieri, qualche tempo fa si potevano mandare messaggi illimitati per un mese, creando di fatto nella clientela una sorta di “consumismo” che non aveva ragione d’essere. Alla lunga, poi, anche l’offerta è calata come la pubblicità delle stesse iniziative. Brutto segno davvero… Sotto il profilo tecnologico, invece, il vecchio sms è stato soppiantato dal ricorso ai social network più gettonati. Di fatto, da una dedica personalizzata, sempre più gente (soprattutto giovani) è passata ad un augurio “urbi et orbi” spersonalizzato, anche se più economico. Almeno per ora. Un imbarbarimento delle relazioni che mette prima i costi e il buon gusto  davanti ai sentimenti e la buona educazione. Però, se non altro, questo Natale appena trascorso, è stato davvero all’insegna del “pensierino”. Ossia, dello stretto necessario, e soprattutto utile. Finite le opulenze dei bei tempi andati, dove l’economia girava anche grazie agli “sprechi”, si è ritrovata la giusta dimensione dei beni materiali, e soprattutto anche quella morale. C’è voluta la recessione per far riscoprire il gusto di ritrovarsi anche a Capodanno tutti in famiglia o tra amici attorno alla tavola, riscoprendo il genuino senso della famiglia e dell’amicizia stessa, senza ricercarle in ampollosi e artificiosi cenoni in locali più o meno chic o in anonime discoteche? Forse siamo davvero alla svolta. Il mio cellulare continua a restare muto, e nonostante conosca tantissima gente, sms di auguri arrivano col contagocce. E ne sono felice, ad essere sincero. Meglio riceverne pochi ma col cuore, che tanti da gente che forse non mi ha mai visto nè sentito. La crisi ha tranciato la telefonia, ma potrebbe riportare in auge valori dimenticati.

TANTI AUGURI DI BUON ANNO, POPOLO DI SENZASCHEMI.

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